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| Scheda del film |
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Orari |
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Recensione |
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Trailer |
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| Titolo |
Bella |
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Genere |
Drammatico |
| Anno |
2007 |
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Durata
| 90min |
| Trama |
Jose (Eduardo Verástegui) stava per firmare un contratto milionario come calciatore. Purtroppo diversi tragici eventi hanno fermato la sua carriera e Jose ora lavora come cuoco nel ristorante di suo fratello. Con lui lavora Nina (Tammy Blanchard), cameriera. Quando Nina rimane incinta è disperata e chiede aiuto a Jose che la supplica di non abortire. |
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| Data | Ora inizio | Ora fine (prevista) |
| Sun 07/2/10 | 17:00 | 19:00 |
| Fri 12/2/10 | 21:00 | 23:00 |
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Non è un semplice film, è un´opera che regala al movimento antiaborista, attualmente sotto pressione, una speranza di riuscire a invertire la tendenza politica contraria. Non è un film di propaganda, è una drammatica rappresentazione delle scelte che si trova a dover affrontare una donna incinta non sposata. Bella, sconosciuto al grande pubblico, ha creato un´ondata di eccitazione e di attesa tra i cattolici conservatori e gli altri gruppi antiabortisti. Il problema è riuscire a trovare qualcuno che lo distribuisca nelle sale, con copertura nazionale, per la sua uscita pubblica, prevista per l´inizio del prossimo mese di aprile. Un´impresa che non è mai semplice per un film indipendente senza grandi nomi nel cast, ma che in questo caso è resa molto più ardua dal fatto che il suo messaggio va in senso contrario rispetto ai costumi sociali di Hollywood. La pellicola è stata concepita da tre giovani messicani – uno ha fatto il produttore, uno il regista e uno l´attore protagonista – tutti e tre cattolici che vogliono realizzare film messi al bando dalla cultura imperante a Hollywood, tutta sesso e violenza. Finanziati da una ricca famiglia cattolica di Filadelfia, i tre hanno girato il film a New York in 24 giorni. La star è Eduardo Verástegui, un rubacuori messicano protagonista di molte telenovelas, che adesso vive a Los Angeles. Cattolico praticante, mi ha detto di essere stanco di film che raffigurano gli ispanici come gente malavitosa e immorale. Era già difficile pensare di poter partecipare al festival di Toronto, figuriamoci vincere un premio. «Quando sono andati al festival», scrive Hollywood Reporter, «assolutamente nessuno, compreso il team di cineasti che hanno realizzato il film, si sarebbe mai immaginato di poter portare a casa il People´s Choice Award, il premio assegnato dal pubblico del festival». Ma nonostante il premio conquistato a Toronto, non è facile far arrivare il film nelle sale. I produttori del film dicono che lo stesso establishment progressista hollywoodiano che ha attaccato La passione di Cristo sta sabotando Bella, che non ha un Mel Gibson dietro. Se nella Passione di Cristo la scena della crocifissione era difficile da sopportare per i non cristiani e anche per alcuni cristiani, Bella, da un certo punto di vista, è un dramma senza colorature religiose. copyright La Repubblica-The Washington Post (Traduzione di Fabio Galimberti)
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| Scheda del film |
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Orari |
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Recensione |
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Trailer |
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| Titolo |
Baciami ancora |
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Genere |
Drammatico, Romantico |
| Anno |
2010 |
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Durata
| 139min |
| Trama |
Sono passati ormai dieci anni dalla prima volta che abbiamo visto Carlo e Giulia, giovani e pieni di progetti. La loro storia, lo sappiamo, non è stata priva di turbolenze, ma ora dopo tutto questo tempo come si sarà evoluta? E i loro amici? Che fine avranno fatto? Scopriremo tutto con questo nuovo episodio... |
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| Data | Ora inizio | Ora fine (prevista) |
| Sat 13/2/10 | 21:00 | 23:00 |
| Sun 14/2/10 | 17:00 | 23:00 |
| Sun 14/2/10 | 21:00 | 23:00 |
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Anche quando tutto potrebbe andare bene, c'è sempre qualcosa che ti tormenta, riconducibile alla vita che non hai vissuto o ai sensi di colpa di cui non sei riuscito a liberarti. Da qui potremmo partire per introdurre la pellicola con cui, dopo la trasferta americana rappresentata da "La ricerca della felicità" (2009) e "Sette anime" (2008), il regista Gabriele Muccino torna a lavorare in suolo tricolore, fornendo un sequel al suo "L'ultimo bacio" (2001) ma privandolo della protagonista originale Giovanna Mezzogiorno, sostituita da Vittoria Puccini. E' quindi la Elisa di Rivombrosa del piccolo schermo, ora impegnata ad accudire la figlia e a portare avanti una relazione con un attore piuttosto sfigato interpretato da Adriano Giannini, a fare da ex moglie a Stefano Accorsi, il quale, ormai lontano dalle scappatelle con la lolita Martina Stella e legato a Francesca Valtorta, si trova a fare i conti con la confusione che per troppo tempo ha caratterizzato la sua esistenza, consapevole del fatto che gli errori sono una conseguenza della mancanza di cura delle cose più semplici.Tutti intorno, gli amici di sempre, da Pierfrancesco Favino, frustrato per l'incapacità di dare un figlio alla compagna Daniela Piazza, a Marco Cocci, ancora deciso a fuggire dall'Italia; passando per un Giorgio Pasotti che, dopo dieci anni di assenza trascorsi tra vagabondaggio e carcere, torna deciso a conoscere il bambino che ebbe da Sabrina Impacciatore, della quale, nel frattempo, si è innamorato l'autodistruttivo Claudio Santamaria.Un ottimo cast che l'autore di "Ricordati di me" (2003), senza dimenticare di omaggiare l'amico d'oltreoceano Will Smith attraverso alcune sequenze di "Io sono leggenda" (2007) visibili all'interno di una tv accesa, immerge nel consueto connubio di veloce montaggio e macchina da presa spesso in movimento, perfettamente in linea con l'isterismo sprigionato dalle storie raccontate, tra tradimenti, depressione e dura ricerca della felicità. Una formula che, non priva di parentesi ironiche, a quasi un decennio dal capostipite continua a funzionare decisamente alla grande, tanto da rendere il non breve insieme (siamo sulle due ore e venti circa) coinvolgente, scorrevole ed emozionante, ma anche da convincerci ancora una volta che il buon Gabriele sia uno dei nostri migliori talenti cinematografici d'inizio XXI secolo. Un talento capace di raccogliere schemi e tradizioni della Grande Commedia all'italiana aggiornandoli tramite il ricorso a un moderno romanticismo, qui al servizio di un vero e proprio inno alla forza di andare avanti e all'importanza di essere amati che, scandito dalle mai disprezzabili musiche dell'immancabile Paolo Buonvino, chiude sulle note della bellissima "Baciami ancora" di Jovanotti. Ricordandoci che non sempre la vita ci dà le cose come noi le vogliamo, ma anche che l'importante é che ce le dia.
La frase: "E' nella mancanza di cura delle cose più semplici che facciamo gli errori più grandi".
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| Scheda del film |
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Orari |
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Recensione |
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Trailer |
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| Titolo |
Lourdes |
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Genere |
Drammatico |
| Anno |
2009 |
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Durata
| 95min |
| Trama |
Per sfuggire all'isolamento dovuto alla sclerosi multipla che la costringe sulla sedia a rotelle, una donna decide di andare a Lourdes e, nonostante gli scetticismi di chi la accompagna, verrà miracolata... |
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| Data | Ora inizio | Ora fine (prevista) |
| Fri 19/2/10 | 21:00 | 23:00 |
| Sun 21/2/10 | 21:00 | 23:00 |
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"Prima di tutto mi è venuta l'idea di girare un film su un miracolo. Il miracolo rappresenta un paradiso, un'incrinatura nella logica che ci guida verso la morte. L'attesa del miracolo è in un certo senso la speranza che alla fine tutto vada per il meglio e che ci sia qualcuno che veglia su di noi. Durante le mie ricerche sui miracoli mi sono soffermata sul fenomeno particolare di Lourdes, luogo in cui i miracoli avvengono regolarmente. Ho scelto quel luogo per ambientare il mio film perchè volevo evidenziare il fatto che i pellegrini vanno con la speranza di vivere un miracolo. In fondo, è questa la suspense della storia". Con queste parole, la regista Jessica Hausner racconta le motivazioni e la genesi del suo film riguardante un pellegrinaggio a Lourdes, i cui protagonisti sono Christine (Sylvie Testud), inchiodata da molti anni su una sedia a rotelle a causa di una malattia incurabile, la giovane Maria (Léa Seydoux), volontaria dell'Ordine di Malta che si prende cura di lei, e la signora Hartl (Gilette Barbier), brusca sessantenne giunta sul posto nel tentativo di alleviare le sofferenze di un'esistenza interamente trascorsa in solitudine. Un lungometraggio che, interrogandosi sul modo in cui possiamo dare un senso alla vita attraverso le nostre azioni, attinge dichiaratamente da "Ordet" (1955) di Carl Theodore Dreyer per quanto riguarda il soggetto e dai lavori di Jacques Tati per il tipo di umorismo volto ad affrontare con leggerezza e ironia le questioni esistenziali.Nel finale, infatti, si canta anche sulle note di "Felicità" di Al Bano e Romina, ma, chi ha avuto modo di vedere il thriller "Hotel" (2004), precedente, sconclusionato lavoro della cineasta viennese, sa bene a cosa rischia di andare incontro.Quindi, tra regia priva di alcun particolare guizzo e silenzi spesso rotti solo dai rumori di scena, a dominare sono tanto insostenibili quanto lenti ritmi di narrazione; al servizio, oltretutto, di una storia molto più banale di quanto voglia apparire originale.
La frase: "Bisogna prima di tutto guarire nell'anima, soltanto dopo il corpo potrà guarire".
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| Spiacente, non è stato possibile trovare alcun dato per il film selezionato. |
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